la caduta di Diogo Mainardi

 

 

 

“La Caduta” Diogo Mainardi Einaudi ( traduzione Tiziano Scarpa)

 

Dopo i tre romanzi di Coetzee, volevo cambiare genere, riprendere fiato. 

Mesi fa ero stato alla presentazione del libro all’Einaudi di Venezia, con autore e traduttore, l’avevo comprato e messo là, in attesa.

Questo libro, in effetti, se volevo cambiare genere, è risultato il più adatto che potessi scegliere: non appartiene a un genere, non si accosta a niente che abbia già letto, non ha paragoni. 

 

Racconta la storia d’amore di un padre nei confronti di un figlio che ha una paralisi cerebrale. 

La paralisi è stata causata da un errore medico, a Venezia; la mia città, quella di Mainardi, di Scarpa, e di suo figlio Tito. 

La città inimitabile, originale, che non somiglia a nessun’altra. Come il romanzo.

Una continua dichiarazione d’amore, colta, incrollabile, rutilante, assoluta. Attraverso continue citazioni, parallelismi, iperboli, compie collegamenti con la letteratura, l’architettura, l’arte, e la sua vita.

Tito, il figlio storpio, che cade continuamente, diventa il centro di un universo esistenziale e amoroso di un padre che vi si abbandona senza rimpianto.

 

Le responsabilità della dottoressa F vengono accertate, viene stabilito il risarcimento, e la famiglia Mainardi tutta, torna a Venezia da Rio de Janeiro; come la circolarità più volte citata in riferimento alla vita del figlio, il romanzo si conclude nello stesso ospedale dove tutto è iniziato.

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