Monthly Archives: August 2014

L’anarchico Emilio

Ci siamo, è questione di giorni, sta arrivando…
“L’anarchico Emilio” racconta la vita di Emilio Castellani (1851-1921), veneziano inquieto che, a cavallo tra due secoli, ne assorbe energie, idee, influenze, vivendole sulla propria carne con ardore e passione, pur senza perdere mai capacità critica, convivendo con un’indole dubbiosa, e credendo fino in fondo alla verità dei propri sentimenti.
Vive e lotta per i diritti dei più deboli, degli emarginati, a Venezia, in Polesine, Stati Uniti, concludendo la propria vita nell’amata città lagunare, lavorando come giornalista del quotidiano Il Gazzettino.
Il libro segue il filo della sua vita attraverso documenti, testimonianze, lettere e articoli; alternando materiale d’archivio a finzione letteraria, raccontando periodi storici e vissuti personali.
Ne esce un ritratto crudo e al contempo intimo, di un uomo che non ha potuto far altro che accettare il proprio destino inquieto, in modo autentico.

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( quel tipo che sorride un po’ così sono io, a cinquanta)

IMG_1485Ci sono tempi che hanno un valore simbolico.
Per alcuni il compleanno, soprattutto quando ha cifre tonde, lo è.
Il mio compleanno l’ho sempre festeggiato un po’ così: essendo nato in agosto, e avendo fortunatamente passato molte estati in vacanza – quando le vacanze erano una consuetudine, lunga e scontata -, ero coi famigliari, pochi amici, se non appunto vacanzieri, e in ragione di ciò, ho continuato a ritenerlo un giorno intimo, sobrio, quasi qualunque.

Chi sono io a cinquanta?
Non lo so.
So che so il segreto della vita, che però non posso rivelare in quanto non ne ho le prove, e anche le avessi, interesserebbero nessuno.
Ciascuno di noi è convinto di dover essere qualcuno – di possedere cioè un’identità, un compito, una funzione, anche a costo del martirio di sé -, e invece di capire, preferisce chattare la propria sopravvivenza.

Cosa ho capito visto che mi atteggio a figo?
Ho capito che si dovrebbe essere e fare il meglio che si è e che si fa; poco importa il risultato, se ci si è impegnati. Se uno nasce come certe figure politiche o letterarie o musicali o clericali, ed è autenticamente se stesso, va bene comunque; non va più bene se invece di essere nati così, si è stati disposti a buttarsi al cesso per sembrarlo, per fingerlo, per arraffarlo, per essere giudicati degni di essere una fotocopia di un modello sociologico; povero quell’essere umano che sarà così, sapendo di esserlo, sapendo che io lo so pur non avendone le prove.

Come mi sento a cinquant’anni?
Mi sento come ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, ogni singolo istante; che è fatto a sua volta di un tempo che non è misurabile; che a volte è eterno, altre volte brevissimo; che talvolta ho afferrato, o che mi è sfuggito; e che non posso rimpiangere se l’ho saputo vivere così, sapendo che esiste senza essere codificato, e che si codifica solo per dare una parvenza di ordine al caos che imperversa.

Quindi con tutta ‘sta fuffa in realtà la meni per non farti dare del cinquantenne!
Senti, in onestà ti dico: pensala e credila e interpretala come meglio credi, pensi, interpreti. Se lo credi, pensi, interpreti veramente, cioè se lo senti veritiero hai ragione; se no, no.

E ora mi scuso, ma devo soffiare sulle candeline della torta.
Mia figlia – la mia adorata, la mia religione, la mia verità – ha voluto farmi un regalo.
Ma non posso rivelare quale: ho già scritto abbastanza e non voglio annoiarmi.

questi giorni lontano dai social

In questi giorni di silenzio social ho riposato la mente – social -,
ho letto e scritto tanto, ho pensato, ho lasciato sedimentare mesi di eventi frullati.

Ho lavorato, camminato, corso in bici, pendolato tra centro storico e terraferma;
ho guardato le città che formano un unico Comune:
un comune che in questo periodo merita la c minuscola,
che si divincola, si nausea, si ribella, si sfrega le mani, si lamenta, si rassegna,
si bestemmia, si stordisce, si vende, si compra, si suicida: con calma olimpica.

Vivo in una città complessa, provinciale, insulare, lagunare;
che si svuota, che affonda, agonizza, sprofonda, e non se ne vergogna.
“Città in mare, città in mare!”, vien da urlare; ma nessuno ascolta,
e tutti sentono, e vedono, e c’erano e erano presenti;
e non vedono, non c’erano, erano assenti, erano scimmie pre-umane.

In questi giorni ho visto gente gente gente gente gente,
in ogni dove, sempre, sudatamente, affollatamente, continuamente, vomitevolmente.
Ho visto pic nic nei gradini delle chiese, torsi nudi, birre gelate bevute e ruttate.
Ho visto cinesi bengalesi africani olandesi francesi tedeschi inglesi uzbechi cileni
americani brasiliani giapponesi coreani russi indiani kurdi ungheresi argentini.

Ho visto punkabbestia raccogliere la merda cacata dai loro cani e buttarla nei cestini,
uno in costume nuotare in canale circondato da pantegane e stronzi e scoasse,
uno nudo che correva e prendeva il bus senza biglietto perché senza tasche (spdc),
una coppia sfatta d’alcool che dormiva su un ponte una sopra l’altro e pareva scopare,
una folla di mendicanti storpi senza gambe braccia schiena testa sporchi, caritare.

Ho visto guerre in Ucraina Siria Palestina Iraq.
Scoppiare epidemie sospettate di essere mediatizzate da case farmaceutiche.
Bambini morti sepolti da bombe coperti di polvere e sangue.
Donne piangenti o andanti o scappanti o fuganti o esilianti o emigranti, tenacemente.
Barconi carichi di vivi e morti e una politica di più morti che vivi, ridurli in opinioni.

Non mi mancano gli aforismi le lamentele i gatti le foto vacanziere.
Non mi mancano le cronache dettagliate del niente assurto a cronaca.
Mi mancano certi amici e certe amiche social ma non ne sono sicuro.
Mi mancano certi commenti sagaci mordaci salaci audaci capaci procaci ma forse no.
Ho bisogno di una giusta distanza giustappunto equilibrata anzichenò.

In questi giorni no-social mi sono accorto di quanto spesso non mi accorgo.
E di quanti scambiano per verità, modeste e incerte bugie.