selfifty

selfifty

( quel tipo che sorride un po’ così sono io, a cinquanta)

IMG_1485Ci sono tempi che hanno un valore simbolico.
Per alcuni il compleanno, soprattutto quando ha cifre tonde, lo è.
Il mio compleanno l’ho sempre festeggiato un po’ così: essendo nato in agosto, e avendo fortunatamente passato molte estati in vacanza – quando le vacanze erano una consuetudine, lunga e scontata -, ero coi famigliari, pochi amici, se non appunto vacanzieri, e in ragione di ciò, ho continuato a ritenerlo un giorno intimo, sobrio, quasi qualunque.

Chi sono io a cinquanta?
Non lo so.
So che so il segreto della vita, che però non posso rivelare in quanto non ne ho le prove, e anche le avessi, interesserebbero nessuno.
Ciascuno di noi è convinto di dover essere qualcuno – di possedere cioè un’identità, un compito, una funzione, anche a costo del martirio di sé -, e invece di capire, preferisce chattare la propria sopravvivenza.

Cosa ho capito visto che mi atteggio a figo?
Ho capito che si dovrebbe essere e fare il meglio che si è e che si fa; poco importa il risultato, se ci si è impegnati. Se uno nasce come certe figure politiche o letterarie o musicali o clericali, ed è autenticamente se stesso, va bene comunque; non va più bene se invece di essere nati così, si è stati disposti a buttarsi al cesso per sembrarlo, per fingerlo, per arraffarlo, per essere giudicati degni di essere una fotocopia di un modello sociologico; povero quell’essere umano che sarà così, sapendo di esserlo, sapendo che io lo so pur non avendone le prove.

Come mi sento a cinquant’anni?
Mi sento come ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, ogni singolo istante; che è fatto a sua volta di un tempo che non è misurabile; che a volte è eterno, altre volte brevissimo; che talvolta ho afferrato, o che mi è sfuggito; e che non posso rimpiangere se l’ho saputo vivere così, sapendo che esiste senza essere codificato, e che si codifica solo per dare una parvenza di ordine al caos che imperversa.

Quindi con tutta ‘sta fuffa in realtà la meni per non farti dare del cinquantenne!
Senti, in onestà ti dico: pensala e credila e interpretala come meglio credi, pensi, interpreti. Se lo credi, pensi, interpreti veramente, cioè se lo senti veritiero hai ragione; se no, no.

E ora mi scuso, ma devo soffiare sulle candeline della torta.
Mia figlia – la mia adorata, la mia religione, la mia verità – ha voluto farmi un regalo.
Ma non posso rivelare quale: ho già scritto abbastanza e non voglio annoiarmi.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s