Portomarghera e amore

In quest’ultimo periodo a parlare costantemente di Portomarghera, di Bortolozzo, del mostro.
Ci si invischia a tal punto che si rischia di dimenticare la scaturigine, la dimensione nucleare da cui tutto è nato.
Ed ecco che riesco a dirmi, con tutto l’imbarazzo del caso, che è una forza che non ha nome, che è antica, primigenia, ancestrale, che agisce in ombra e muove le leve degli istinti.
E somiglia per propulsione, per effetto, all’amore; ne possiede forza e delicatezza, irrazionalità e calore.
Ecco una poesia di Ferruccio Brugnaro (che contiene quegli elementi appena elencati), è una roba mia, in dialetto veneziano, che non è poesia, ma un tentativo di omaggiare una terra e la sua gente, offesa dalla vile scaltrezza di quelli che un tempo venivano chiamati “padroni”.

Bracciante, raccoglitore di stracci

Bracciante, raccoglitore di stracci
operaio degli altiforni
pescatore
venditore abusivo di crostacei.
Mio padre
era così
adoratore del sole, adoratore
delle barene
silenzioso
fanatico del mare.
Non ha mai parlato
con nessuno
analfabeta
credente solo nella vita
solo nel suo trascinare
inquietante
dai primi cenni dell’alba
ai tramonti fondi.
Mio padre
così come è stato dentro
in questo mondo torbido
senza chiedere niente a nessuno
stanotte è sceso nel tempo
profondo
nei cieli grandi che lui guardava
per ore e ore
negli universi incandescenti e amati
con dura segretezza.
Non sono triste
sono felice
contento
me lo risento dentro tutto
irruentemente
ora
con suo canto dalla nostra cucina nera
e senza finestre.
Il suo canto, più che un canto
il suo era ed è
un grido, un urlo selvaggio
denso
che io rilancio con tutta
la forza delle ferite
di un amore a brandelli
contro queste ore
di padroni affamati di sangue
di retate
contro le sbarre pesanti dell’emarginazione
contro le foreste di un dolore
e una solitudine senza fine.

Mercà de Marghera

el sabo matina vado al mercà de marghera
dove ea gente e ea vita xé più vera
dove ti incontri sempre qualchidun par parlar
e sentirte cussì meno soeo in sto incerto campar

e in sta città cussì martoriada
cussì sporca spusoente e inquinada
ghe vol un bel fià de puissia interior
par non soccomber e ndar zo de umor

forse xé par queo che spesso se ride
che se se consoea e se aceta ste sfide
e anca se no xé fassie e gnanca giusto
no manca mai qualchidun che sea ride de gusto

no voevo scriver ea soita roba banal
dir che qua xé un purgatorio bruto e xé tutto ugual
voevo soeo esprimer un fià de sentimento vero
parché qua gò imparà el vaeor de esser sincero

parché ea gente xé tuta diversa ma in fondo ugual
cò se tratta de condivider par no star tropo mal
parché qua no manca certo e disgrassie
epur ti trovi sempre qualchidun che te dise grassie

marghera par mi xé stada na fameia granda
che me ga acolto e rispetà senza far domanda
che ea se strenze intorno a ti come na mare
che ea capise, ea sta sita e ea te scolta come un pare

in mezo a ste fabriche e a sta aria marsa
eo savemo tuti che ea vita a volte xé come na farsa
che ti pol decider se acoglier o abandonar
e che però ea te insegna a cavartia e a rispetar

come finir na poesia de sentimento
sensa corer el riscio de cascar nel sbrodoeamento
se non disendo grassie Marghera
no me desmentego che ti xé statda anca ea me tera

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