Monthly Archives: March 2015

l’aereo suicidato in Francia

Ho letto e vissuto come tutti, credo, la tragedia dell’aereo suicidato. Non so, come tutti, credo, quale sia la verità, né se la sapremo mai. Di certo invece, so che sta roba ci ricorda che la natura umana è complessa, e la semplificazione giornalistica è quanto di più impoverente si possa concepire: un investigare sterile, un suggerire senza dire, uno stigmatizzare la follia- già, dicono ancora così, sventolando una parola che evoca paure irrazionali, riducendoci a bambini che hanno paura dell’uomo nero che si nasconde nella penombra -, criminizzandola, invece di elaborarla.

Il duo catechista della tivu del sabato, Fazio e Gramellini, ieri sera non poteva esimersi – pur dovendo, per decenza – dal commentarla.

Li vedo poco, il meno possibile, per un istinto masochistico di dieci minuti circa che fa parte di quella natura umana incomprensibile di cui accennavo.

Inizio a sospettare che tra i due ci sia una differenza fondamentale: F è consapevole di svolgere una funzione, G ci crede; F svolge la sua funzione sempre allo stesso modo: fa l’impacciato finto, che in realtà sarebbe intelligente, che però è democratico, per cui dispensa la sua balbettante sagacia con moderazione, proprio perché è democratico, e perciò rispettoso dell’inferiorità antropologica del pubblico, per non allontanarlo e ammansirlo all’ossequiosità che i suoi ospiti, di cui si onora di essere amico, meritano; G invece crede davvero di essere quel che gli viene dimostrato che sia: un giornalista, uno scrittore, uno che conosce il potere e lo sorveglia e ce ne rende edotti, che solleva il tappeto per raccontarci la quantità di polvere nascosta, che ama con semplicità la gente, che accetta il ruolo sociale che gli viene attribuito, cercando di non deludere mai. L’enfasi che trasuda per ogni parola che pronuncia, non lo insospettisce: no, lui è davvero un paladino della giustizia. 

Sentinelle della sinistra illuminata da lampade a basso consumo, con stipendi stratosferici, ci presentano la cultura giusta e la retta via dall’alto bassissimo per esigenze di immagine che la fortuna gli ha riservato.

G teorizza che nessuno è sicuro: potenzialmente, chiunque può essere letale per chiunque.

Soprattutto un depresso.

Che acume.

In realtà, la verità è che la realtà e la verità, non sono reali e vere, ma simulacri comunicativi, interpretazioni, azzardi estemporanei.

In realtà credo che la verità dell’aereo suicidato diventerà occasione di ricchi pasti mediatici in cui i soliti diranno le solite cose nel solito stile più o meno ficcante.

Gli psichiatri telegenici diranno la loro con gettone di presenza e scriveranno libri che dicono ovvietà poco Foucaultiane, poco Basagliane, e molto buonsensiane.

Rimane il mistero, ma chi se ne fotte.

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