youth di Sorrentino

Oggi ho visto “youth”, il nuovo film di Sorrentino. Come per altri suoi film, anche questo ha diviso: a onor di cronaca, sono uno di quelli che si schierano a favore: e con youth, da che parte mi metto?
E’ presto detto.

Youth è un film di Sorrentino al 100%: vi si individuano i canoni, i tic, i pregi e i difetti; ma se qualcuno si aspetta di incontrare il prosieguo de la grande bellezza, vedrà le proprie attese tradite: questo film è altro.
E’ un film che ci parla di vecchiaia e di morte, di illusioni, di amore, di disillusioni e disamore e vita.
Le critiche, quelli che ne sanno, che vedono le trappole semantiche e estetiche ripetono che questo regista è uno che bluffa, che gioca puntando sull’ipertutto: troppa musica – vero -, troppo patinato – vero -, troppo citazionismo – vero -, troppi primi piani – vero -; troppi troppo, vero.
Non mancano certo i difetti, ne sono consapevole: non mi faccio sedurre dai troppi troppo.

C’è qualcos’altro però, qualcosa che forse sappiamo tutti, che conosciamo benissimo, e che lui esibisce facendo tacere tutti: c’è l’offesa del tempo, l’attesa della morte, il rimpianto, l’angoscia del presente che ci affligge sempre, per tutta la vita, e che ci fa pentire di essere ciò che siamo e, peggio, di essere stati ciò che siamo stati.
Ho l’impressione che ci dica che c’è la meraviglia, che è qui, adesso, davanti a noi; certo, non sempre, ma a tratti, quando vuole lei; o meglio, quando siamo disponibili, quando possiamo e sappiamo e riusciamo a vederla.
Non è slogan contro il logorio della vita moderna: è così, e lo è per esperienza diretta di ciascun essere senziente.
Mi pare insista da molti film, girandoci attorno, c’entrando a momenti l’argomento confondendolo – o infiocchettandolo diranno i detrattori, coloro che sanno, che capiscono e che non ci stanno -; lo fa a modo suo, con tutti i difetti di cui sopra.

Ma lo fa, insiste, per come può.
Ci sono scene sublimi e noia qua e là, significati bignami e significanti onniscienti.
C’è grazia e superfluo, come nella vita, di cui la morte, fa pienamente parte.

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