Elezioni a Venezia

Lavoro da oltre vent’anni nel “sociale”. In questi ultimi dieci con minori e giovani donne che per cause varie hanno dovuto ricorrere a un supporto per poter avere accesso a un’esistenza “normale”. Che cosa sia la normalità, io non lo so; o meglio, so che per molte persone la normalità è quella che la vita gli ha fatto conoscere. In questi molti anni ho conosciuto normalità di ogni genere, spesso prive di diritti, piene di violenza, deprivate, ignoranti di vissuti d’amore, eccetera.La normalità corrisponde alla propria esperienza, e a volte è molto distante dagli standard cui siamo abituati, che ci hanno insegnato, che si ipotizzano nelle teorie. 

Quasi sempre, in condizioni adeguate, si arriva a patteggiare e a conciliare le condizioni di partenza con le esigenze del reale – pur avendo ben presente che il reale è illusorio –

L’adeguatezza sopracitata riguarda il diritto al riscatto: avere una possibilità, poterla offrire a quei qualcuno cui non è stata offerta in origine.

Quando si parla di diritti, io penso al diritto di avere delle possibilità; e penso anche al dovere: chi i diritti li ha già, dovrebbe mettere chi non li ha in condizioni di poterne usufruire; e a coloro che ne usufruiscono, per far sì che non si trasformino in diritto acquisito, scontato, sempiterno. Ci sono molti soggetti che si dedicano alla cronicità dei malesseri e alla coltivazione delle anime perse, cosicché si possa poi guarirle ma mai del tutto, e io non voglio farvi parte.
In questi gironi di cattiverie pre-elettorali ho letto e sentito le peggiori bestialità e le più degradanti accuse contro chi avanza l’idea che si ha diritto ai diritti, e che ancora molte, troppe persone, ne sono escluse.

Farò un paio di esempi, i più sfruttati: quelli contro i diritti delle coppie omosessuali e quelli contro gli immigrati.

Sono quelli che mi feriscono di più, soprattutto quando sono pronunciate e scritte da persone che credevo sane, intelligenti, oneste, e che ritrovo invece immischiate in sterili discussioni contro queste o quelli, in nome di non ho capito quali pericoli o tradizioni.

Il Cardinale Parolin si è spinto a definire una “sconfitta per l’umanità” il recente referendum a favore dei matrimoni omosessuali in Irlanda ( ma cosa sta dicendo? Ma si rende conto del peso delle sue parole, Parolin? Perché non spiega, uscendo però dai recinti ideologici dentro cui è rinchiuso, quale sarebbe nello specifico questa sconfitta?)

E poi dovrei dire di Salvini, ma mi arrendo: temo che con chi usa certi argomenti razzisti io non possa dialogare, e viceversa: chi non conosce il pudore del silenzio, la dolcezza del pentimento, la forza del dubbio e del rispetto degli esseri umani, non è per me un interlocutore, ma solo un politico che pensa ai voti: costi quel che costi.
Ne avrei anche per la sinistra tutta, e in particolare coi baldanzosi padroncini quarantenni che rappano slogan e dispensano sorrisi strategici, ma ce ne sarebbero così tante anche per loro, che non mi ci metto.

E poi la destra tutta: dall’improbabile Alfano – … – a Casa Pound, fascisti senza timore di ostentarlo. 

E infine ci sarebbero i cinque stelle, su cui avrei da dire qualcosa che si avvicina più a un suggerimento che a una critica, e riguarda la strafottente sicumera con cui trattano quelli che non lo sono – e soprattutto che i maestri uno se li sceglie e se li merita; e Grillo e Casaleggio… -; e anche che si fidano di persone che non conoscono solo perché hanno avuto più click in rete.
Ecco, concludo. 

La mia vita ha spesso a che fare con chi diritti ne ha meno, e quasi sempre, quando ne ha, nessuno gli ha spiegato cosa farsene, come usarli. 

Per questo ho accettato di stare nella mia lista: che mette i diritti al primo posto; che ha buone idee, che non ha parentele, non è ricattabile, di cui fanno parte persone che lavorano, che sono stufe di subire, che intendono ribaltare il paradigma politico imperante e mettere al centro delle proprie azioni il bene comune.
Qual’è la lista?

Fate una sottrazione seguendo il filo del discorso che ho tentato di fare: ecco, è l’unica che rimane.

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s