Il sindaco di Venezia e le favole 

A proposito del Sindaco… Circondato da gente che viene da altri paesi, cerco inutilmente di vedere se il bus lontano che si avvicina è quello in ritardo. Vedo male da distante, e anche da vicino ormai; e pensavo che ci si abitua a tutto: all’età, ai ritardi, all’abitudine che scolora le infinite tonalità dell’attesa e dello stupore. Ma sento che mai potrò con l’arroganza. Sono veneziano e ho un sindaco, per intenderci, che vorrebbe ignorare la pluralità al fine di ripristinare il diritto alla normalità in termini educativi – famigliari. Il sindaco di una grande città dovrebbe sapere che la normalità è parametro incerto e che i diritti vanno garantiti per principio costituzionale. Cerco tenacemente di non abituarmi ai ritardi dei bus, alla dittatura delle abitudini, all’ignoranza qualunquista di chi pensa che siamo tutti uguali; ebbene, è proprio l’esatto contrario: siamo tutti diversi ed è per questo che se ci si abitua all’idea, magari fin da piccoli, cresceremo meglio, più consapevoli che ognuno ha il dovere di rispettare i diritti delle altre persone, e viceversa di pretenderlo. Il bus poi è arrivato e l’autista si è scusato del ritardo e, infine sono arrivato al lavoro. Ah, dimenticavo: lavoro in una scuola materna dove abbiamo letto “piccolo blu e piccolo giallo” perché i bambini hanno detto che “Cenerentola” gli faceva paura.Gino

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