Desmond Hogan – L’ultima volta

A cosa servono le recensioni, i consigli, le dritte, rispetto alla lettura di buoni libri?
Il più delle volte a me servono solo a incazzarmi, a dare a me stesso – io mi do – dell’imbecille, dell’ingenuo – gravissimo difetto a questa età, che sovente, ahimè, subisco – e a chiedermi continuamente se valga la pena continuare a leggere libri con meno di cinquant’anni alle spalle – certo che ne vale la pena, se il rischio è il tuo mestiere – e se scrivere abbia ancora senso – e qui subentrano bisogni, senso del pudore, impulsi, consapevolezza.
Questa introduzione per dire che degli ultimi libri letti, tralasciando gli anziani certificati, ne segnalerei uno. Alcuni altri li boccio, ma ne taccio; altri, così così.

Questo invece mi ha convinto. E’ un libro di racconti, sconosciuto, sottovalutato, che ha venduto poco – ammissione dell’editore che però non se ne pente, e anzi, rilancia- per ragioni che credo di intuire, pur pensando che dovrebbero essere le stesse a decretarne, non dico il successo, ma una discreta diffusione tra i pochi lettori esigenti.
I racconti in Italia fanno fatica a imporsi; i libri in generale faticano, è vero. Ma il genere “racconto” di più, come fosse a sé stante, come succede alla poesia. Forse lo è, forse no; dipende che concezione si ha di letteratura, di lettura, di scrittura.
Nel mio casso, i libri sono un piacere.
Un piacere che fa crescere la comprensione dell’esistenza, fino al punto in cui ci si abbandona al mistero, all’incomprensione, alla piena soddisfazione dell’aver risolto il paradosso che ci costringe a essere tutti uguali e al contempo diversi, tutti inutili e al contempo necessari, irrilevanti e importanti.
Desmond Hogan descrive con chiarezza, semplicità e con tratto preciso e poetico le complicazioni della vita, circoscrivendole a un confino geografico – Irlanda e Inghilterra – pur avendo un carattere universale.

Ecco, consiglio vivamente la lettura di questo libro a chi ama avanzare lentamente tra le parole, per sentirne il sapore, il retrogusto, per coglierne il senso e intravederne i colori.
Non credo che ci siano molte recensioni – non ho verificato, e non mi importa – e questo forse ci avvicina a quel misto di apparenti contraddizioni cui accennavo poche righe sopra.image

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